Immagine 2026-08-19 170545.jpg

Il pellet sta calando?

non dove serve!

19 Agosto 2026

Ho recepito le modifiche che hai inserito nel testo: soprattutto pellet 6–8 € come fascia realistica, rischio 9 €, primi segnali Binder, meno scorte fatte in Italia, pressione delle consegne e possibilità di un eventuale alleggerimento solo più avanti, magari a gennaio.

Renderei però la parte truffe ancora più efficace senza scrivere che qualsiasi sito sotto una certa cifra è automaticamente una truffa: meglio far capire matematicamente al cliente che un prezzo incompatibile con il mercato deve essere considerato sospetto finché il venditore non dimostra il contrario.

Il pellet sta calando? Sì: dal magazzino. E questo inverno rischia di costare caro

“Ma il pellet sta calando?”

Sì.

Sta calando dal magazzino.

Ed è proprio questo il problema.

Perché una cosa è vedere oggi qualche offerta leggermente più bassa.

Un’altra è chiedersi:

quanto costerà riempire di nuovo quel magazzino quando questa merce sarà uscita?

E soprattutto:

quanto ci costerà scaldarci quando arriverà davvero il freddo?

Questa è la domanda.

Non se oggi riesci a strappare 20 euro in meno su un bancale.

L’emorragia del pellet si è fermata?

No.

Per ora, semmai, puoi decidere di fermarla tu.

Come?

Accettando una realtà che magari non ci piace:

il pellet da 4 o 5 euro al sacco oggi non è il mercato normale.

Oggi, indicativamente, 6–8 euro a sacco è il termometro con cui bisogna fare i conti, a seconda del prodotto, della provenienza, della qualità, della quantità acquistata e del trasporto.

Ti piace?

Probabilmente no.

Piace a noi rivenditori pagarlo di più?

Ancora meno.

Ma continuare a sperare nel ritorno immediato del pellet a 4 euro non abbassa il prezzo.

Ti fa semplicemente perdere tempo.

E la cosa che mi preoccupa è un’altra:

ho paura che la temperatura del mercato non abbia ancora raggiunto il massimo.

Stiamo già vedendo qualche prima scintilla.

Binder, per esempio, ci ha già dato i primi segnali di movimento.

Non significa che domani mattina il pellet costerà 9 euro.

Significa che non escluderei affatto di vedere durante la stagione prezzi intorno ai 9 euro per alcuni prodotti, soprattutto se disponibilità e domanda dovessero andare nella direzione che stiamo osservando.

E a quel punto chi oggi aspetta 20 centesimi di ribasso potrebbe ritrovarsi a rimpiangere il prezzo che aveva davanti ad agosto.

Il problema che il cliente finale normalmente non vede

C’è una cosa che da fuori dal settore è difficile percepire.

Ci stiamo avvicinando contemporaneamente al periodo del:

ritiro, consegna e consumo.

Durante la primavera e l’inizio dell’estate, dal nostro osservatorio, abbiamo visto molti rivenditori e molti privati italiani fare meno scorta rispetto ad altre stagioni.

Perché?

Perché il prezzo era già alto.

Perché tanti hanno pensato:

“Aspetto. Magari scende.”

Comprensibile.

Ma se tutti aspettano arriva un momento nel quale succede l’esatto contrario di quello che speravano.

La gente ricomincia a ordinare.

I rivenditori devono ricostituire le scorte.

I camion devono viaggiare.

I produttori devono servire contemporaneamente più mercati.

E nel frattempo il pellet deve anche essere consegnato.

Questo significa che non conta soltanto avere il prodotto.

Conta avere:

camion,

autisti,

magazzino,

mezzi per lo scarico,

giorni disponibili per effettuare le consegne.

E più ci avviciniamo alla stagione…

più tutto questo si concentra nello stesso periodo.

Ecco perché continuare ad aspettare non significa necessariamente aumentare le probabilità di risparmiare.

Può significare aumentare le probabilità di arrivare tardi.

“Va bene, ma se aspetto magari risparmio”

Può succedere.

Forse a gennaio.

Magari avremo un inverno mite.

Magari i magazzini resteranno pieni.

Magari la domanda rallenterà.

Magari a gennaio qualche produttore o qualche rivenditore avrà bisogno di liberare merce.

È possibile.

Ma nessuno serio può dirti oggi con certezza quanto costerà un sacco di pellet il 15 novembre o il 15 gennaio.

Quindi la domanda è un’altra:

quanto vuoi rischiare per provare a risparmiare qualcosa?

Puoi aspettare per cercare di guadagnare 20, 30 o 40 euro sul bancale.

Ma se nel frattempo arriva il freddo, aumenta la domanda e diminuisce la disponibilità, puoi ritrovarti a:

pagare più di oggi;

avere meno pellet tra cui scegliere;

comprare il prodotto disponibile invece di quello che preferisci;

aspettare la consegna;

cercare pellet proprio nel momento in cui tutti gli altri lo stanno cercando.

È già successo.

E c’è una differenza fondamentale tra comprare pellet e comprare un televisore.

Il televisore, se costa troppo, puoi non comprarlo.

Se fuori ci sono zero gradi e devi scaldare casa, il combustibile lo devi comprare.

A quel punto non stai più contrattando.

Hai bisogno.

Ed essere quello che ha bisogno è quasi sempre la posizione peggiore da cui comprare.

Ma almeno le altre energie stanno scendendo?

Ed eccoci al punto che molti dimenticano.

Continuiamo a guardare ossessivamente il pellet.

“È aumentato.”

“Scenderà?”

“Quanto costa il sacco?”

Bene.

Ma con cosa pensi di scaldarti in alternativa?

Perché il problema dell’inverno 2026/27 non è soltanto il pellet.

Il problema è quanto costerà produrre calore.

GAS METANO: +9,7% IN UN MESE

A luglio 2026 ARERA ha registrato per il cliente vulnerabile un aumento della spesa gas del 9,7% rispetto a giugno.

La sola materia prima gas è arrivata a 56,69 €/MWh, circa 0,607 €/Smc, prima delle altre componenti della bolletta.

Quindi mentre qualcuno continua a guardare il sacchetto di pellet aspettando 20 centesimi di ribasso...

il gas ci ricorda che in un solo mese i mercati energetici possono cambiare direzione molto velocemente.

ENERGIA ELETTRICA: +4,6%

Per il terzo trimestre 2026 ARERA ha aumentato del 4,6% la bolletta elettrica del cliente vulnerabile in Maggior Tutela.

Il prezzo di riferimento è arrivato a circa 31,63 centesimi/kWh, tasse comprese.

Significa che la pompa di calore non conviene?

Assolutamente no.

Noi stessi installiamo pompe di calore.

Ma le installiamo quando hanno senso.

Perché una pompa di calore non produce energia dal nulla.

La compra.

E poi, grazie al COP, prova a trasformare ogni kWh elettrico acquistato in più kWh termici.

Quindi contano:

COP.

Temperatura esterna.

Temperatura di mandata.

Isolamento della casa.

Tipo di impianto.

E naturalmente:

quanto paghi il kWh.

La favola del:

“Metto tutto elettrico e poi scaldo praticamente gratis”

lasciamola a chi deve venderti qualcosa in cinque minuti.

Gli impianti vanno fatti con i numeri.

GASOLIO: QUI I NUMERI FANNO ANCORA PIÙ MALE

Nelle rilevazioni AIEL della primavera 2026 il costo del calore prodotto con gasolio da riscaldamento superava i 190 €/MWh termico.

Il pellet era nell’ordine dei 99 €/MWh termico.

Praticamente quasi il doppio.

Anche i prodotti petroliferi continuano inoltre a essere esposti a forti oscillazioni.

Quindi aspettare che il pellet torni magicamente a 4 euro pensando:

“Al massimo userò il gasolio”

non è esattamente un piano energetico.

È una speranza.

E IL GPL?

Stesso discorso.

Il prezzo varia moltissimo in funzione di zona, contratto, quantità e modalità di fornitura.

Come ordine di grandezza, diverse elaborazioni 2026 collocano il costo dell’energia prodotta con GPL attorno ai 150–180 €/MWh.

Anche qui molto più in alto rispetto al pellet nelle rilevazioni citate.

Quindi il pellet è economico?

No.

O almeno:

non raccontiamoci balle.

Il pellet non è economico come qualche anno fa.

Ad aprile 2026 AIEL rilevava un aumento di circa il 30% rispetto all’anno precedente.

Quindi se ti dicessi:

“Tranquillo, non è successo niente”

ti starei prendendo in giro.

È aumentato.

Punto.

Ma attenzione perché da:

“Il pellet è aumentato”

a:

“Allora tutto il resto costa meno”

c’è in mezzo un burrone.

Nelle rilevazioni AIEL della primavera 2026:

Pellet: circa 99 €/MWh termico

Gas naturale: circa 115 €/MWh

Gasolio: oltre 190 €/MWh

Questo è il punto.

Non bisogna innamorarsi del pellet.

E non bisogna odiarlo perché è aumentato.

Bisogna fare i conti.

Il pellet oggi è così. Hai due possibilità.

La prima:

continui a sperare.

Ogni settimana apri Internet.

Guardi i prezzi.

“Aspetto altri dieci centesimi.”

Poi altri dieci.

Poi altri dieci.

Magari avrai ragione.

Magari a gennaio comprerai meglio.

Ma nel frattempo stai facendo una scommessa.

La seconda possibilità è:

accetti il costo attuale e fermi l’emorragia.

Sai quanto paghi.

Sai quale prodotto compri.

Sai che hai la scorta.

Sai che quando arriva il freddo non devi correre dietro al primo camion disponibile.

Non significa indovinare il minimo assoluto del mercato.

Significa eliminare una variabile dalla tua famiglia prima dell’inverno.

Sono due mentalità completamente diverse.

Una cerca il prezzo perfetto.

L’altra cerca di dormire tranquilla.

E poi arriva Internet con il pellet a 4 euro

Questa è la parte che ogni anno mi fa sorridere.

Il pellet sale.

Il produttore aumenta.

Il trasporto aumenta.

Il magazzino costa.

Il sacchetto costa.

Il bancale costa.

Gli operai costano.

Il camion costa.

E improvvisamente compare un sito sconosciuto che ti offre:

pellet austriaco ENplus A1 a 4,50 euro.

Consegna in tutta Italia.

Magari gratuita.

Naturalmente basta fare un bel bonifico anticipato.

E tu pensi:

“Finalmente ho trovato quello furbo.”

Aspetta.

Prima chiediti:

“Come può farlo?”

Perché questa è la domanda che può salvarti dei soldi.

Facciamo due conti prima di gridare all’affare

Ad agosto 2026 in Austria il pellet per il mercato domestico si trova attorno ai 400 euro a tonnellata e oltre.

Poi quel pellet deve eventualmente essere:

prodotto,

insaccato,

pallettizzato,

caricato,

trasportato dall’Austria all’Italia,

scaricato,

messo in magazzino,

ricaricato,

trasportato nuovamente fino a casa tua.

Ci sono autisti da pagare.

Gasolio.

Autostrade.

Camion.

Muletto.

Magazzino.

Personale.

Sacchi.

Bancali.

E, udite udite:

anche l’azienda che te lo vende dovrebbe guadagnare qualcosa.

Quindi quando trovi un prezzo enormemente inferiore al mercato non partire dalla domanda:

“Quanto risparmio?”

Parti da:

“Dove stanno i soldi per pagare tutto il resto?”

Se la risposta non esiste, potrebbe non esistere nemmeno il pellet.

Se il prezzo è troppo basso, il rischio truffa diventa enorme

Ogni anno compaiono falsi siti di vendita pellet.

La Polizia di Stato stessa ha pubblicato avvertimenti sulle truffe legate alla vendita online di combustibile.

Quindi mettiamola così:

se il pellet viene proposto a un prezzo palesemente incompatibile con il mercato, non considerarlo un affare fino a quando non hai dimostrato che il venditore esiste davvero.

Non basta un sito bello.

Non basta il logo ENplus copiato sulla pagina.

Non basta una partita IVA scritta in fondo.

E soprattutto:

non basta che ti mandino un IBAN.

Il bonifico anticipato non rende un venditore serio.

Rende semplicemente definitivo il momento nel quale i soldi escono dal tuo conto.

Prima di pagare controlla almeno queste cose

Verifica:

ragione sociale;

partita IVA;

sede reale;

numero telefonico;

recensioni e presenza storica dell’azienda;

certificazione ENplus del pellet;

corrispondenza tra certificazione, produttore e prodotto venduto;

modalità di pagamento;

condizioni di vendita;

prezzo rispetto al mercato reale.

E fai una verifica semplicissima.

Prendi il numero telefonico che ti hanno mandato tramite Facebook, WhatsApp o il sito.

Cercalo indipendentemente.

Controlla che sia davvero il numero dell’azienda che sostengono di essere.

Perché se una tonnellata di pellet all’origine costa già una certa cifra e qualcuno te la vuole portare attraverso mezza Europa, scaricartela davanti a casa e fartela pagare molto meno...

il genio della finanza probabilmente non sei tu che hai trovato l’offerta.

Potresti essere semplicemente il cliente che stanno aspettando.

Quindi cosa consigliamo per l’inverno 2026/27?

Non ti dirò:

“Compra oggi perché domani non esiste più pellet.”

Non lo sappiamo.

E non abbiamo bisogno di raccontarti una favola per venderti un bancale.

Ma ti dico questo:

oggi il pellet c’è.

oggi hai ancora scelta.

oggi puoi confrontare i prodotti.

oggi puoi organizzare la consegna.

oggi puoi conoscere il costo e chiudere il problema.

Domani?

Vedremo.

Potrebbe scendere.

Potrebbe restare così.

Potrebbe salire.

Ma se l’obiettivo è scaldare casa, forse la domanda più intelligente non è:

“Riuscirò a risparmiare 30 euro aspettando?”

È:

“Quanto mi costa avere la tranquillità di sapere che il combustibile per l’inverno è già a casa?”

Noi di Ottoni Fuoco lo vediamo da un punto di osservazione diverso

Noi il pellet non lo vendiamo soltanto quando arriva il freddo.

Lo compriamo.

Lo stocchiamo.

Lo movimentiamo.

Lo consegniamo.

Parliamo con produttori, trasportatori e clienti durante tutto l’anno.

Vediamo i listini prima che il sacchetto arrivi davanti alla tua stufa.

Vediamo i camion entrare.

E vediamo i magazzini svuotarsi.

Per questo oggi preferisco dirti una cosa forse meno piacevole:

prepariamoci all’idea che l’inverno 2026/27 possa essere un inverno costoso.

Non soltanto per chi usa pellet.

Per chi deve produrre calore.

Gas.

Gasolio.

GPL.

Elettricità.

Pellet.

Ognuna di queste energie ha vantaggi e svantaggi.

Quindi non cercare il combustibile miracoloso.

Cerca il sistema più sensato per casa tua.

E se sai già che questo inverno andrai a pellet, almeno una cosa oggi la puoi decidere:

smettere di inseguire il prezzo che vorresti e iniziare a ragionare sul prezzo che il mercato ti sta realmente offrendo.

Perché quando fuori ci sono -2 °C non stai più scegliendo.

Stai cercando qualcuno che te lo porti.

E c’è una differenza enorme.

Ad agosto scegli tu il pellet.

A dicembre potrebbe essere il pellet disponibile a scegliere te.

Ottoni Fuoco fiamme     ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER     Ottoni Fuoco fiamme